Standard

Questa traduzione ufficiosa del nuovo standard del Pastore Belga è quanto più possibile letterale, a scapito d'una migliore forma italiana; ciò per evitare ogni possibile arbitraria interpretazione. Ho variato la forma solo in quei pochissimi casi in cui non esiste un vocabolo italiano che traduca alla lettera il corrispondente termine francese. (G. Audoli)

Alla fine del 1800,avevamo in Belgio tanti cani conduttori di greggi,dal tipo eterogeneo e dal pelo diverso al fine di mettere un pò d'ordine nelle cose, dei cinofili appassionati costituirono un gruppo e con l'aiuto del Prof. A. Reul, della scuola di medicina veterinaria di Cureghem, che possiamo considerare il vero pioniere e il fondatore della razza. Tra il 1891 e il 1897 nasce ufficialmente la razza. Il 29 settembre 1891 fù fondata a Bruxelles il "Club du Chien de Berger Belge " lo stesso anno, il 15 Novembre. Il Prof. A. Reul organizzò a Cureghem un raduno di 117 cani, che permise di effettuare un censimento ed operare una scelta dei soggetti migliori. Negli anni successivi cominciava una vera selezione, praticando una consanguineità su qualche stallone.  
Il 3 Aprile 1892, un primo standard di razza molto dettagliato fu redatto dal club du Chien de Berger Belge Una sola razza fu ammessa, con tre varietà di pelo. Tuttavia, come si diceva all'epoca, il pastore belga non è che un cane del popolo, dunque una razza che manca ancora di prestigio. Per conseguenza solo nel 1901 i primi pastori belgi sono stati registrati nei libri delle origini della Sociètè Royale Saint Hubert ( L.O.S.H. ). Nel corso degli anni seguenti, i dirigenti della cinofilia del pastore belga con tenacità si mettono all'opera per unificare il tipo e correggere i difetti. Possiamo dunque affermare che verso il 1910 il tipo e il carattere del pastore belga era già fissato. Nel corso dellastoria del pastore belga, la questione delle diverse varietà e dei colori ammessi a dato luogo a molte controversie. Per contro , per quanto concerne la morfologia, il carattere e l'attitudine al lavoro, non c'è mai stato disaccordo.Una delle razze più antiche.

 



FÉDÉRATION CYNOLOGIQUE INTERNATIONALE
Standard FCI N° 15 /22.06.2001/F
PASTORE BELGA

ORIGINE: Belgio

DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD IN VIGORE: 13.03.2001

IMPIEGO: all'origine cane da pastore, oggi cane da utilità (guardia, difesa, pista, ecc.) e di servizio polivalente, ed anche cane da famiglia.

CLASSIFICAZIONE F.C.I.:
Gruppo I Cani da pastore e bovari (salvo Bovari Svizzeri)
Sezione I Cani da pastore (con prova di lavoro)

BREVE CENNO STORICO: alla fine dell'800, c'era in Belgio un gran numero di cani conduttori di greggi, il cui tipo era eterogeneo, con mantelli di estrema diversità. Per mettere un po' d'ordine in questo stato di cose, alcuni cinofili appassionati costituirono un gruppo, illuminato da Adolphe Reul, professore della Scuola di Medicina Veterinaria di Cureghem, che può essere considerato come l'autentico pioniere e fondatore della razza.
La razza nacque ufficialmente tra il 1891 e il 1897. Il 29 settembre 1891 fu fondato, a Bruxelles, il Club du Chien de Berger Belge, e ancora nello stesso anno, il 15 novembre, il professor Reul organizzò, a Cureghem, una riunione di 117 cani, ciò che permise di effettuare un censimento e di operare una scelta dei migliori soggetti. Gli anni seguenti fu iniziata una vera selezione, praticando una consanguineità estrema su alcuni stalloni.
Già il 3 aprile 1892 fu redatto, dal Club du Chien de Berger Belge, un primo standard della razza, molto dettagliato. Fu ammessa una sola razza, con tre varietà di pelo. Tuttavia, come si diceva all'epoca, il Pastore Belga non era che un cane di persone modeste, dunque una razza che mancava ancora di prestigio. Di conseguenza, i primi Pastori Belgi furono registrati nel Libro Origini della Société Royale Saint-Hubert (L.O.S.H.) solo nel 1901.
Nel corso degli anni successivi, i dirigenti della cinofilia belga dei cani da pastore si misero all'opera con tenacia, per unificare il tipo e correggere i difetti. Si può dire che verso il 1910 il tipo e il carattere del Pastore Belga erano già fissati.
Nel corso della storia del Pastore Belga, la questione delle diverse varietà e dei colori ammessi ha dato luogo a molte controversie. Al contrario, non c'è mai stato disaccordo per quanto riguarda la morfologia, il carattere e l'attitudine al lavoro.

ASPETTO GENERALE: il Pastore Belga è un cane mediolineo, armoniosamente proporzionato, che accoppia eleganza e potenza, di taglia media, di muscolatura asciutta e forte, inscrittibile in un quadrato, rustico, abituato alla vita all'aria aperta e costruito per resistere alle variazioni atmosferiche così frequenti del clima belga. Per l'armonia delle forme e il portamento altero della testa, il cane da Pastore Belga deve dare l'impressione di quell'elegante robustezza che è diventata appannaggio dei rappresentanti selezionati di una razza da lavoro. Il Pastore Belga sarà giudicato in statica nelle sue posizioni naturali, senza contatto fisico con il presentatore.

PROPORZIONI IMPORTANTI: il cane da Pastore Belga è inscrittibile in un quadrato. Il torace è disceso fino al livello dei gomiti. La lunghezza del muso è uguale o leggermente superiore alla metà della lunghezza della testa.

COMPORTAMENTO / CARATTERE: il Pastore Belga è un cane vigile e attivo, traboccante di vitalità e sempre pronto a entrare in azione. All'attitudine innata di guardiano delle greggi, aggiunge le preziose qualità del miglior cane da guardia per la proprietà. E', senza la minima esitazione, il caparbio e ardente difensore del padrone. Riunisce tutte le qualità richieste per essere un cane da pastore, da guardia, da difesa e di servizio. Il suo temperamento vivo e attento e il suo carattere sicuro, senza alcun timore né aggressività, devono essere visibili nell'atteggiamento del corpo e nell'espressione fiera e attenta dei suoi occhi scintillanti. Nei giudizi si terrà conto del carattere calmo e ardito.

TESTA: portata alta, lunga senza esagerazione, rettilinea, ben cesellata e asciutta. Cranio e muso sono di lunghezza sensibilmente uguale, al massimo con un leggerissimo vantaggio per il muso, ciò che conferisce all'insieme un'impressione di perfetta rifinitura.

REGIONE CRANICA: di larghezza media, in proporzione con la lunghezza della testa, a fronte piuttosto piatta che arrotondata, col solco mediano poco pronunciato; visto di profilo, parallelo alla linea immaginaria che prolunga il muso; cresta occipitale poco sviluppata; arcate sopraccigliari e zigomatiche non prominenti.
Stop: moderato.

REGIONE FACCIALE:

  • Tartufo: nero.
  • Muso: di media lunghezza e ben cesellato sotto gli occhi; si assottiglia gradatamente verso il naso, in forma di cono allungato; canna nasale diritta e parallela al prolungamento della linea superiore della fronte; fauci ben aperte, ciò che vuol dire che quando la bocca è aperta, le commessure labiali sono tirate molto indietro, con le mascelle ben discoste.
  • Labbra: sottili, ben aderenti e fortemente pigmentate.
  • Mascelle / denti: denti forti e bianchi, regolarmente e fortemente impiantati in mascelle ben sviluppate. Chiusura a forbice; è tollerata la dentatura a tenaglia, che è preferita dai conduttori di pecore e bestiame. Dentatura completa, corrispondente alla formula dentaria; è tollerata l'assenza di due premolari (2 PM1) e non sono presi in considerazione i molari 3 (M3).
  • Guance: asciutte e ben piatte, benché muscolose.
  • Occhi: di grandezza media, né prominenti, né infossati, leggermente a forma di mandorla, obliqui, di colore brunastro, di preferenza scuri; palpebre bordate di nero; sguardo diretto, vivo, intelligente e interrogatore.
  • Orecchie: piuttosto piccole, inserite alte, di aspetto nettamente triangolare, conche ben arrotondate, l'estremità a punta, rigide, portate diritte e verticalmente quando il cane è attento.

COLLO: bene in evidenza, leggermente allungato, abbastanza diritto, ben muscoloso; si allarga gradatamente verso le spalle ed è esente da giogaia; nuca leggermente arcuata.

CORPO: potente senza pesantezza; la lunghezza dalla punta della spalla alla punta della coscia è approssimativamente uguale all'altezza al garrese. Linea superiore: la linea del dorso e del rene è diritta.

  • Garrese: accentuato.
  • Dorso: fermo, corto e ben muscoloso.
  • Rene: solido, corto, sufficientemente largo, ben muscoloso.
  • Groppa: ben muscolosa; non s'inclina che molto leggermente; sufficientemente larga, ma senza eccesso.
  • Torace: poco largo, ma ben disceso; le costole arcuate nella loro parte superiore; visto di fronte il petto è poco largo, senza essere stretto.
  • Linea inferiore: comincia sotto il torace e risale leggermente, in una curva armoniosa, verso il ventre, che non è né disceso, né levrettato, ma leggermente rialzato e moderatamente sviluppato.


CODA: ben attaccata, forte alla base, di lunghezza media, che almeno raggiunga, ma di preferenza oltrepassi il garretto; a riposo portata pendente, la punta leggermente ricurva all'indietro a livello del garretto; più rialzata in azione, senza andare al di sopra dell'orizzontale, la curva verso la punta più accentuata, senza tuttavia che in nessun momento possa formare né uncino, né deviazione.

ARTI

ARTI ANTERIORI:
Vista d'insieme: ossatura solida, ma non pesante; muscolatura asciutta e forte; gli anteriori sono in appiombo visti da tutti i lati e perfettamente paralleli visti di fronte.

  • Spalle: la scapola è lunga e obliqua, ben attaccata, e forma con l'omero un angolo sufficiente, che idealmente misura 110/115°.
  • Braccio: lungo e sufficientemente obliquo.
  • Gomito: fermo, né scollato, né stretto.
  • Avambraccio: lungo e dritto.
  • Polso (carpo): molto fermo e netto.
  • Metacarpi: forti e corti, quanto più possibile perpendicolari al suolo o soltanto pochissimo inclinati in avanti.
  • Piedi: rotondi, piedi da gatto; le dita ricurve e ben serrate; i cuscinetti spessi ed elastici; le unghie scure e grosse.


ARTI POSTERIORI:

  • Vista d'insieme: potenti, ma senza pesantezza; di profilo, i posteriori sono in appiombo e, visti da dietro, perfettamente paralleli.
  • Coscia: di lunghezza media, larga e fortemente muscolosa.
  • Ginocchio: approssimativamente sull'appiombo dell'anca; angolazione del ginocchio normale.
  • Gamba: di lunghezza media, larga e muscolosa.
  • Garretto: vicino al suolo, largo e muscoloso, moderatamente angolato.
  • Metatarsi: solidi e corti; gli speroni non sono desiderati.
  • Piedi: possono essere leggermente ovali; le dita ricurve e ben serrate; i cuscinetti spessi ed elastici; le unghie scure e grosse.


ANDATURE:
Movimento vivo e sciolto in tutte le andature: il Pastore Belga è un buon galoppatore, ma le andature abituali sono il passo e soprattutto il trotto: gli arti si muovono parallelamente al piano mediano del corpo: A grande velocità i piedi si avvicinano al piano mediano; al trotto, l'ampiezza è media, il movimento è regolare e facile, con una buona spinta del posteriore, e la linea superiore rimane ben tesa, senza che gli anteriori vengano sollevati troppo in alto. Senza posa in movimento, il cane da Pastore Belga sembra infaticabile; il suo passo è rapido, elastico e vivo. E' capace d'effettuare un cambiamento improvviso di direzione in piena velocità; per il suo temperamento esuberante e il suo desiderio di sorvegliare e proteggere, ha una marcata tendenza a muoversi in cerchio.

PELLE: elastica, ma ben tesa su tutto il corpo; bordo delle labbra e delle palpebre fortemente pigmentato.

MANTELLO E VARIETA': poiché il pelo è di lunghezza, direzione, aspetto e colore diversi nei cani da Pastore Belga, questo punto è stato adottato come criterio per distinguere le quattro varietà della razza: il Groenendael, il Tervueren, il Malinois e il Laekenois.
Queste quattro varietà sono giudicate separatamente e possono ottenere ciascuna una proposta di C.A.C., di C.A.C.I.B. o di riserva.

NATURA DEL PELO: in tutte le varietà il pelo deve sempre essere denso, fitto e di buona tessitura, e forma con il sottopelo lanoso un eccellente involucro di protezione.
 

  1. PELO LUNGO: il pelo è corto sulla testa, la faccia esterna delle orecchie e la parte bassa degli arti, salvo sul bordo posteriore dell'avambraccio che è guarnito, dal gomito al polso, di peli lunghi chiamati frange. Il pelo è lungo e liscio sul resto del corpo e più lungo e abbondante intorno al collo e sul petto, dove forma collare e jabot. L'apertura del condotto uditivo è protetta da peli folti. I peli alla base dell'orecchio sono rialzati e inquadrano la testa. La parte posteriore delle cosce è ornata da un pelo molto lungo e molto abbondante, che forma culotte. La coda è guarnita da un pelo lungo e abbondante che forma pennacchio. Il Groenendael e il Tervueren sono peli lunghi.
  2. PELO CORTO: il pelo è molto corto sulla testa, la faccia esterna delle orecchie e la parte bassa degli arti. E' corto sul resto del corpo e più fornito sulla coda e intorno al collo, dove disegna un collare che nasce alla base dell'orecchio, estendendosi fino alla gola. Inoltre, la parte posteriore delle cosce è frangiata da peli più lunghi. La coda è spigata, ma non forma pennacchio. Il Malinois è il pelo corto.
  3. PELO DURO: Ciò che soprattutto caratterizza il pelo duro è lo stato di ruvidezza e di secchezza del pelo, che è, inoltre, è scricchiolante ed arruffato. Lungo il più esattamente possibile sei centimetri su tutte le parti del corpo, il pelo è più corto sulla parte superiore del muso, sulla fronte e sugli arti. Né il pelo intorno agli occhi, né quelli che guarniscono il muso, devono essere così sviluppati da mascherare la forma della testa. L'esistenza della guarnitura del muso è tuttavia obbligatoria. La coda non deve formare pennacchio. Il Laekenois è il pelo duro

COLORE:

  • Maschera: nei Tervueren e nei Malinois, la maschera dev'essere molto pronunciata e deve tendere a conglobare le labbra superiori ed inferiori, la commessura labiale e le palpebre, in una sola zona nera. Viene definito uno stretto minimo di sei punti di pigmentazione dei faneri: le due orecchie, le due palpebre superiori e le due labbra superiori e inferiori, che devono essere nere.
  • Carbonatura: nel Tervueren e nel Malinois, la carbonatura significa che certi peli hanno un'estremità nera, ciò che ombreggia il colore di base. In ogni modo questo nero è a forma di fiamma e non può essere presente né in grandi placche, né in vere striature (tigrato). Nei Laekenois la carbonatura si manifesta in modo più discreto.
  • Groenendael: unicamente il nero zaino.
  • Tervueren: unicamente il fulvo carbonato e il grigio carbonato, con maschera nera; tuttavia, il colore fulvo carbonato resta il preferito. Il fulvo dev'essere caldo, e non dev'essere né chiaro, né slavato. Nessun cane il cui colore sia altro che il fulvo carbonato, o non corrisponda all'intensità desiderata, può essere considerato come un soggetto d'élite.
  • Malinois: unicamente il fulvo carbonato con maschera nera.
  • Laekenois: unicamente il fulvo con tracce di carbonatura, principalmente al muso e alla coda.


Per tutte le varietà: un po' di bianco è tollerato al petto e alle dita.

TAGLIA  PESO E MISURE:

Altezza al garrese: l'altezza desiderabile è in media di:

  • 62 cm. per i maschi
  • 58 cm. per le femmine.

Limiti: in meno 2 cm., in più 4 cm.

Peso:

  • circa 25/30 kg. per i maschi
  • circa 20/25 kg. per le femmine.


Misure: misure medie normali in un cane da Pastore Belga maschio di 62 cm. al garrese:

  • Lunghezza del corpo (dalla punta della spalla alla punta della coscia): 62 cm.
  • Lunghezza della testa: 25 cm.
  • Lunghezza del muso: 12,5/13 cm.


DIFETTI: ogni differenza in rapporto a ciò che precede dev'essere considerato come un difetto che sarà penalizzato in funzione della sua gravità.

  • Aspetto generale: volgare, mancante d'eleganza; troppo leggero o troppo gracile; più lungo che alto, inscrittibile in un rettangolo.
  • Testa: pesante, troppo forte, mancante di parallelismo, insufficientemente cesellata o secca; fronte troppo arrotondata; stop troppo accusato o non visibile; muso troppo corto o appuntito; canna nasale arcuata; arcate sopraccigliari o zigomatiche troppo prominenti.
  • Tartufo, labbra, palpebre: tracce di depigmentazione.
  • Dentatura: incisivi mal disposti. Difetto grave: mancanza di un incisivo, di un premolare 3, di un premolare 2, di 3 premolari 1.
  • Occhi: chiari, rotondi.
  • Orecchie: grandi, lunghe, troppo larghe alla base, inserite basse, divergenti o convergenti.
  • Collo: gracile; corto o insaccato.
  • Corpo: troppo allungato; cassa toracica troppo larga (cilindrica).
  • Garrese: non visibile, basso.
  • Linea superiore: dorso e/o rene lunghi, deboli, insellati o inarcati.
  • Groppa: troppo inclinata, sopraelevata.
  • Linea inferiore: troppo o troppo poco discesa; eccesso di ventre.
  • Coda: inserzione troppo bassa; portata troppo alta, che formi uncino, deviata.
  • Arti: ossatura troppo leggera o troppo pesante; cattivi appiombi di profilo (es.: canoni anteriori troppo obliqui o polsi deboli), di fronte (es.: cagnuolismo o mancinismo, gomiti scollati, ecc.) o da dietro (es.: posteriori avvicinati, distanti o a forma di botte, garretti chiusi o aperti, ecc.); troppo poco o esageratamente angolati.
  • Piedi: aperti.
  • Andature: movimento compresso, falcate troppo corte, troppo poca spinta, cattiva trasmissione tramite il dorso, arti che si sollevano troppo nel movimento.
  • Pelo: per le quattro varietà: insufficienza di sottopelo.
  • Groenendael e Tervueren: pelo lanoso, ondulato o arricciato; pelo insufficientemente lungo.
  • Malinois: pelo semilungo dove dovrebbe essere corto; pelo raso; peli duri disseminati nel pelo corto; pelo
  • ondulato.
  • Laekenois: pelo troppo lungo, serico, ondulato, riccio o corto; pieno di peli fini, disseminati a ciocche nel pelo duro; eccesso di lunghezza dei peli che contornano gli occhi o che guarniscono l'estremità inferiore della testa; coda fronzuta.
  • Colore: per le quattro varietà: macchia bianca al petto che formi una placca; del bianco ai piedi che oltrepassi le dita.
  • Groenendael: riflessi rossi nel pelo; culotte grigie.
  • Tervueren: il grigio.
  • Tervueren e Malinois: il tigrato; le tinte insufficientemente calde; insufficienza o eccesso di carbonatura o sua disposizione a placche sul corpo, insufficienza di maschera.
  • Tervueren, Malinois, Laekenois: fulvo troppo chiaro; un colore di base molto attenuato, cosiddetto slavato, è considerato come un difetto grave.
  • Carattere: i soggetti mancanti di fiducia in se stessi ed eccessivamente nervosi.


DIFETTI ELIMINATORI:

  • Carattere: soggetti aggressivi o paurosi.
  • Aspetto generale: assenza di tipo razziale.
  • Dentatura: prognatismo superiore; prognatismo inferiore, anche senza perdita di contatto (articolazione inversa); chiusura incrociata; assenza di un canino (1C), di un carnivoro superiore (1 PM4) o inferiore (1 M1), di un molare (1 M1 o 1M2, eccetto gli M3), di un premolare 3 (1PM3) più un altro dente, o assenza di un totale di tre denti (eccetto i premolari 1) o più.
  • Tartufo, labbra, palpebre: fortemente depigmentate.
  • Orecchie: cadenti o tenute dritte artificialmente.
  • Coda: assente o mozza, di nascita o per ablazione; portata troppo alta e a forma d'anello o arrotolata.
  • Pelo: assenza di sottopelo.
  • Colori: tutti i colori che non corrispondano a quelli delle varietà descritte; macchie bianche troppo estese al petto, tanto più se risalgono fino all'incollatura; del bianco ai piedi, che oltrepassi la metà dei metacarpi o dei metatarsi e che formino calzini; macchie bianche altrove che al petto o alle dita; assenza di maschera, compreso il muso di colore più chiaro dell'insieme del mantello nel Tervueren o nel Malinois.
  • Taglia: al di fuori dei limiti prescritti.

N.B.: I maschi devono avere due testicoli d'aspetto normale completamente discesi nello scroto.

INCROCI ­ ACCOPPIAMENTI INTERVARIETA': sono vietati, salvo casi particolari su deroghe accordate dalle competenti commissioni nazionali d'allevamento. (Testo 1974, fatto a Parigi).

Lo standard del Pastore Belga
Abel Renard e Anny De Prez
(per gentile concessione della rivista Bergers Belges Kringgroep-Limburg affiliata all'URCBB)

Traduzione di G. Audoli

Il fatto che la FCI (Fédération Cynologique Internationale) abbia imposto, per ciascuna delle razze in repertorio, una presentazione e un ordinamento identico dello standard, secondo la formula detta standard di Gerusalemme, spiega le ragioni della recente riedizione dello standard del Pastore Belga.

Per tutte le razze, per quanto si tratti solo di una riedizione e non di una modifica in profondità dei criteri di base, le commissioni speciali che rappresentano le istanze nazionali ne hanno approfittato ­ a scopo di chiarezza, esse pensano ­ per riadattare all'evoluzione determinati passaggi dei testi esistenti.
L'FCI ha un bel pretendere che niente di fondamentale sia stato modificato rispetto allo spirito di ciò che esisteva fino ad oggi. In realtà il testo in se stesso ha già provocato un numero considerevole di interrogativi, soprattutto, per il Pastore Belga, su tre punti: le proporzioni morfologiche, il colore ammesso nel Tervueren e la dentatura.
Per quanto riguarda quest'ultima, si nota immediatamente che la tabella di penalizzazione dei difetti di dentatura presenta alcune notevoli differenze rispetto al precedente standard, e che l'interpretazione si presta a possibili confusioni. Per cercare di prevenirle, ci siamo dedicati lungamente a pensare al problema.
Dopo esserci consultati, abbiamo scambiato le nostre idee con quelle di altri giudici specialisti e abbiamo interrogato determinate persone che avessero partecipato attivamente alla redazione del testo ufficiale. Il risultato di tutti questi passi è stato comunicato in un opuscolo del seminario tecnico che abbiamo presentato nel dicembre 2001 insieme all'invito del Kringgroep-Limburg per i Pastori Belgi. Ci proponiamo di trascrivere questa dialettica cominciando, in un primo capitolo, dalle anomalie dentarie.
Prima di impegnarci in questa dissertazione, è indispensabile ricordare in cosa consiste la formula dentaria, giacché si vedrà in seguito che la conformazione e il posto di ogni dente rivestono un'importanza primordiale. La mancata conoscenza di certe particolarità, non sempre evidenti e tuttavia reali, potrebbe comportare, falsando il ragionamento, degli spiacevoli errori.

La formula dentaria è la seguente:

Mascella superiore 3 + 1 + 4 + 2 (2 volte) ossia 20 = 42 denti in totale nel cane adulto

Mascella inferiore 3 + 1 + 4 + 3 (2 volte) ossia 22

Ogni amatore che si rispetti è tenuto a conoscerla, ma ciò non è più sufficiente per stilare una diagnosi completa sulla perfezione o sulle mancanze della dentatura. E' pertanto indispensabile informarsi in modo più completo. Lo sviluppo che segue lo si ritrova ­ in forma più o meno dettagliata ­ in ogni manuale di anatomia; tuttavia, avendolo studiato noi stessi nei dettagli, e parlandone direttamente da amatore ad amatore, pensiamo di poterlo rendere più assimilabile mettendo bene in evidenza determinate sottigliezze.
I 42 denti sopra citati si ripartiscono dunque come segue, da davanti all'indietro e per ogni mezza mascella:

Nella mascella superiore:

  • 3 incisivi
  • 1 canino
  • 4 premolari, circa i quali bisogna menzionare il fatto che il 4° PM, molto più voluminoso degli altri, se ne differenzia nettamente. E' denominato carnivoro. E' per questa ragione che sovente si sente dire che ci sono 3 premolari superiori prima di quello grosso, o ancora che ci sono 3 + 1 premolari superiori.
  • 2 molari


Nella mandibola:

  • 3 incisivi
  • 1 canino
  • 4 premolari
  • 3 molari di cui il primo, molto voluminoso e più rilevato dei successivi, è un carnivoro. E' seguito da un grosso molare e, particolarità della mascella inferiore, da un altro molare posteriore (M3), molto più piccolo. Sono questi due molari posteriori M3 (uno da ogni lato, quando si consideri la totalità della mascella) che l'attuale edizione dello standard non prende in considerazione purché siano i soli a mancare. Poiché questa sfumatura è fondamentale, attiriamo ancora l'attenzione del lettore. In pratica, come si fa per la mascella superiore, ci si riferisce subito ai 4 premolari situati davanti al carnivoro per valutare con un rapido colpo d'occhio la conformazione generale della dentatura, prima di procedere a un esame più dettagliato. Aggiungeremo ancora che se i denti carnivori inferiori passano al rango di molari, è semplicemente perché una superficie triturante, poco visibile perché situata unicamente dal lato interno della bocca, conferma loro questo statuto particolare e diverso da quello dei loro omologhi superiori.


Quanto all'arcata dentaria, formata dagli incisivi, l'articolazione a forbice costituisce sempre l'ideale ricercato, oggi come ieri. La dentatura a tenaglia, sempre molto frequente in parecchie linee, resta fortunatamente tollerata. Da questo punto di vista, si potrebbe anche temere una tolleranza che si allarga verso l'esagerazione, giacché, per i casi al limite, o discutibili, la presentazione del testo sembra soggetta a un'interpretazione più evasiva che nel passato. Nei casi estremi di tenaglie dette molto al limite, potrebbe essere sufficiente rilevare che il soggetto non sia portatore di un'articolazione dentaria incrociata (vale a dire mezza prognata e mezza enognata e perciò totalmente difettosa ­ vedi figura 6) per recuperarlo, accordandogli il beneficio del dubbio.

Poiché ci sono dei tecnici e dei giudici pronti ad abusare di questa opportunità, ci prendiamo la libertà di iscriverci come oppositori di ogni forma di lassismo. La tolleranza ammessa fino ad oggi non deve allargarsi. Il prognatismo inferiore resta un difetto estremamente grave nel Pastore Belga, paragonabile alla totale mancanza di tipo, e inoltre insidioso. Ciò perché le dentature a mandibola prominente sono proprie delle razze molossoidi a muso ultracorto e molto lontane dal modello che è sempre servito di base per la selezione del Pastore Belga.
Sembra invece troppo drastica la squalifica, per prognatismo superiore, di un soggetto la cui dentatura a forbice presenti una minima mancanza di contatto degli incisivi per l'avanzamento dell'arcata dentaria superiore. Una tolleranza da uno a due millimetri (proprio al massimo) come in altre razze imparentate, dovrebbe essere accettata all'unanimità da tutti gli interessati alla razza, senza timore di nuocere alle generazioni future. In tutti i modi, non è assolutamente più il caso di tollerare, come dentatura a forbice, che gli incisivi superiori sopravanzino di cinque millimetri quelli inferiori. In questo caso il soggetto è un prognato superiore (enognato) bello e buono e dev'essere squalificato.
Se ci attardiamo ancora un momento sull'esame dell'arcata dentaria, noteremo che, finora, gli incisivi male allineati o male impiantati rappresentano dei difetti di media importanza. Che la mancanza di un incisivo diventa un difetto grave e fa automaticamente retrocedere il soggetto di una qualifica. E' bene precisare ancora, a questo proposito, per tarpare le ali a false credenze e ad interpretazioni tendenziose, che, in tal caso, un soggetto potenzialmente eccellente diventa molto buono, un molto buono diventa buono, e così via fino all'insufficiente. Ciò che non ci metterà molto a relegarlo tra i soggetti poco raccomandabili per l'allevamento di selezione, visto che, in quest'ottica, è assurdo utilizzare un soggetto che abbia perso più di un grado di qualifica.
Lo standard versione 2001 non dice assolutamente niente circa la mancanza di due incisivi, ma si sa per deduzione che l'assenza di tre di questi (mancanza di tre denti, non importa quali) è eliminatoria.
Questa regola di calcolo si applica anche quando mancano tre altri denti, ad eccezione dei PM1. Per questi ultimi, se dei quattro normalmente presenti ne mancano anche tre, e non manca nessun altro dente, il cane è retrocesso di grado, non eliminato, ma le sue possibilità di vittoria sono annientate.
Sempre secondo l'ultimo testo dello standard, letto integralmente e tra le righe, il Pastore Belga cui manchi un solo piccolo PM1 contemporaneamente ai due piccoli molari posteriori della mascella inferiore (M3) è squalificato, e ciò anche se i tre denti citati in questo esempio pratico non sono presi in considerazione se considerati separatamente. Per la penalizzazione, ci si riferisce a un altro capoverso del testo: la mancanza di tre denti, o più, comporta la squalifica.
Ricordiamo ancora che nelle edizioni del 1978 e del 1989 la mancanza di un solo piccolo PM1 dietro i canini era tollerata senza riserve. La mancanza di un grosso premolare (PM2 ­ PM3 ­ PM4) o di due PM1 faceva automaticamente retrocedere di una qualifica. Come abbiamo già spiegato, è del tutto inesatto pensare che un Pastore Belga cui manchi un grosso premolare ottenga automaticamente la qualifica di molto buono. Nella stessa tabella di sanzioni, la mancanza di due grossi premolari, vale a dire altro che PM1, comportava la squalifica allo stesso titolo della mancanza di tre premolari di qualsiasi rango. In stretta applicazione di ciò, la mancanza di due PM1 e di un altro premolare, non importa quale (anche se si fosse trattato di un terzo PM1), era eliminatoria. In questa versione, adesso sorpassata nella sua applicazione, ma non nel suo spirito, niente era stipulato circa gli altri denti: che fossero incisivi, canini o molari. Poiché tutte le cose ignote sono lasciate, certamente, all'apprezzamento del giudice, questi, generalmente, fermava lo sguardo sulla mancanza, piuttosto rara, di un incisivo, e non si attardava a verificare i molari posteriori.
Bisogna dire che questi grossi denti posteriori, non essendo molto accessibili all'esame visuale, e circa i quali lo standard era muto, non avevano quasi mai destato attenzione.
Che cosa faceva, allora, il giudice che constatava la mancanza di un dente di grosso calibro: canino o carnivoro, segnatamente? Secondo logica, la mancanza di uno di questi denti, canino o carnivoro, implicitamente citato come grosso dente, era assimilata nella maggior parte dei casi alla mancanza di un grosso premolare, con retrocessione di una qualifica. Questo modo di considerare il problema aveva il vantaggio della coerenza, ed era del tutto conforme al testo dello standard per quanto riguarda il carnivoro superiore. Quest'ultimo, come già sappiamo, è un grosso premolare (PM4). Non c'era pertanto nessun motivo per non penalizzare allo stesso modo la mancanza di un carnivoro inferiore (M1) e di estendere lo stesso ragionamento alla mancanza di un canino, non prevista dal regolamento
Più preciso, e più permissivo, era il testo stampato per i suoi soci dal CFCBB (Club Français du Chien de Berger Belge), che, grazie all'espansione di questa associazione, era il più diffuso nel mondo.
Questo testo menzionava come penalizzabile soltanto la mancanza dei precarnivori ed assolveva così la mancanza dei denti più grossi di ogni mascella e che vi fanno funzione di pietra angolare, i carnivori. Si era arrivati al paradosso che se il testo fosse stato seguito rispettando il suo contenuto giuridico, senza preoccuparsi con buon senso dei fondamenti più importanti dell'anatomia, una qualunque mancanza degli elementi più grossi della mascella non avrebbe mai dovuto essere sanzionata. Ciò che non era certo normale. Per fortuna questa anomalia non la si incontra che molto raramente!

Il colore del pelo nel Pastore Belga ha sempre costituito un argomento di incresciose controversie e ci si può domandare quali vertici avrebbe raggiunto la razza se, nel passato, non fossero stati dichiarati “non grata”, ed eliminati senza possibilità di appello, degli individui del tutto validi per le qualità di tipo e per il carattere, ma portatori di un colore del mantello che dispiaceva a questo o a quel personaggio “ben piazzato” nel mondo della cinofilia, e le cui motivazioni, confessate o no, non avevano assolutamente nulla a che vedere con un programma di gestione della razza nella via del progresso.
Ci si ricordi, in quest’occasione, della preferenza dichiarata dal professor Reul (alla fine degli anni ‘890 – n.d.t.) per i peli duri grigio-cenere, a danno dei Laekenois. I primi, favoriti controcorrente, non trovarono amatori che si accanissero a perpetuarne le linee di sangue e sparirono rapidamente. I Laekenois hanno finito per avere l’ultima parola, non senza aver vegetato per numerosi anni, quando, invece, un dosaggio ragionato dei due colori sarebbe stato certamente assai vantaggioso per l’insieme dei Pastori Belgi a pelo duro.
Nei Pastori Belgi a pelo corto, gli stessi geni che comportavano il colore grigio, presenti in numero piuttosto limitato in rapporto alla popolazione considerata, hanno finito per disperdersi... Sebbene non sia impossibile, teoricamente, incontrare ancora dei peli corti grigi, questa emergenza è rarissima, e si è convenuto che non può trattarsi che di casi d’atavismo, che potrebbero reintrodurre dei geni indesiderabili, sfuggiti alla selezione. Accettarli sarebbe stato fare un passo indietro, e in questo caso la polemica è definitivamente chiusa.
Nei Tervueren, la questione è un po’ diversa. La loro stretta parentela con i Groenendael e il loro accoppiamento frequente, e in certi periodi disordinato, ha fatto sì che i fattori recessivi che determinano il colore grigio siano sfuggiti al controllo e si siano largamente diffusi. A tal punto che, in certi Paesi, i Tervueren “altro che fulvi” erano divenuti maggioritari: si è trattato di una deriva ai danni del colore fulvo. La reazione ha provocato le misure di messa al bando dei soggetti grigi, espressa dallo standard del 1989, e che tutti conoscono per essere state accolte in modo piuttosto scettico, critico o anche ottenebrato presso una minoranza di amatori, dalle intenzioni non sempre molto chiare e mancanti di lealtà nei confronti del Paese d’origine della razza.
E’ bene anche ricordare che prima degli anni ‘960, e ben dopo ancora, i colori accettati nei Pastori Belgi erano i seguenti: “il fulvo, il nero, i tigrati, e tutta la gamma di colori che vanno dal fulvo e dal grigio al nero”:
Coloro i quali seguivano la razza già a quell’epoca, si ricorderanno di aver incontrato dei Pastori Belgi neri con maschera chiara, platealmente rivelatori di un’infusione di sangue di Pastore Tedesco, ma, a dispetto di ciò, tuttavia regolarmente iscritti al Libro Origini. Ce n’erano altri “tigrati”, nei quali l’influenza del Pastore Olandese era troppo sorprendente per essere messa in dubbio.
Una tale cacofonia non poteva più durare. Ne è risultata una revisione progressiva dello standard, di cui i “grigi”, sfortunatamente, avevano già fatto le spese nel 1978, prima di essere emarginati nel 1989. Quanto al colore tigrato, si ha, al presente, la sorpresa di vederlo riapparire come “difetto leggero”, quando lo si credeva totalmente escluso, da più di un decennio, dai limiti accettabili, Così si riapre, malauguratamente, una porta che si credeva sbarrata a ogni influenza esterna.
Quando si cita il termine “grigio”, è di primaria importanza precisare che, nel Pastore Belga, il colore grigio è un colore mescolato, consistente in un dosaggio equilibrato tra i peli neri e i peli chiari, per conferire al mantello un aspetto argentato, che ricorda un po’ la livrea colorata della volpe dallo stesso nome. In nessun caso si tratta del grigio uniforme denominato “grigio topo”, o del “grigio blu” che si incontra soprattutto negli Alani, nei Mastini Napoletani, o in taluni Kelpies Australiani, questi ultimi tipologicamente più vicini al Pastore Belga. I geni responsabili di questi modelli di colore grigio sono totalmente assenti dalla collezione genetica dei colori possibili nei Pastori Belgi di razza pura.
Nella razza di cui ci occupiamo, il “grigio” (mescolato) dev’essere inoltre ben carbonato, allo scopo di assicurare un’abbondante pigmentazione , fortemente pregiata dagli amatori del Paese d’origine. A questo proposito, è molto interessante riflettere sui “desiderata” dei pastori che hanno utilizzato la razza per dei secoli e che, si dice, preferivano dei cani ben pigmentati per non rischiare di confonderli con le pecore. Le pecore di colore beige sporco rappresentano la maggioranza degli ovini delle nostre contrade.
Questa spiegazione, che ha già fatto sorridere per il suo spirito un po’ “naif”, non è tuttavia così ridicola, se si riflette appena un po’. Per un pastore, si trattava in primo luogo di poter reperire il suo cane a una distanza di almeno cento metri, intorno a un gregge di molte dozzine di pecore.... Altri diranno che questa esigenza è inverosimile, perché esistono pecore di diversi colori, soprattutto nere o bruno scuro. E’ forse per ragioni inverse che, nell’Europa dell’Est, i Pastori di Tatra, di una bianchezza immacolata, sono chiamati a dei compiti paragonabili a quelli dei nostri Pastori Belgi. Accettiamo dunque il fatto che, laggiù, le pecore possano essere di colori diversi da quelle che vivono sul territorio belga, o che, in seguito a metodi di lavoro che è difficile paragonare, i cani da pastore debbano essere all’opposto di ciò che è sempre stato ricercato nel Pastore Belga. Questa constatazione ha il vantaggio di attirare l’attenzione sull’importanza di tener conto dei criteri di selezione dei conduttori di greggi, che hanno influenzato pragmaticamente l’evoluzione della razza sin dai tempi più remoti.
Bisogna soggiornare in Belgio per capire a che punto gli abitanti possano lamentarsi &#x201Cavec un ciel si bas qui fait l’humilité, avec un ciel si gris qu’il faut lui pardonner”, come ha cantato così bene Jacques Brel nel suo capolavoro “Le Plat Pays”. In un ambiente simile, nebbioso, umido e monotono, si può comprendere come degli uomini che vivevano all’aperto dessero la preferenza, a valore pratico equivalente, a un cane dal colore diverso da quello del cielo così basso delle loro ordinarie giornate. Un cane del colore del fuoco per compensare nella loro vita la mancanza del sole. Tale è la ragione per cui il mantello fulvo carbonato del Tervueren deve restare il preferito. Dal momento che si tratta di una tendenza culturale del Paese d’origine, essa ha valore di dogma. Tutti coloro i quali aderiscono ai regolamenti della F.C.I. dovranno piegarsi una volta per tutte. E’ il Paese d’origine che legifera in materia e ognuno ha il diritto di salvaguardare il suo patrimonio nazionale.
Al di là di questa affermazione, bisogna ammettere che i dogmi filosofici e la scienza non sempre vanno molto d’accordo. Ora, la genetica applicata ci insegna che è sempre estremamente dannoso, a lungo termine, restringere il potenziale genetico di una data popolazione. Per definizione, si tratta già di ciò che fa, in modo pianificato, la selezione di una razza. Occorre pertanto, in questo procedimento, non oltrepassare certi limiti che devono essere accuratamente definiti, dopo un dibattito da cui dev’essere bandita ogni questione di moda passeggera o di capriccio personale.
Nell’applicazione di questa regola fondamentale della scienza, non si può negare che i Tervueren grigi siano portatori di un potenziale di valori che non bisogna più disperdere, ripetendo certi errori del passato, lontano o recente. Ciò è stato molto ben compreso al momento della redazione della nuova edizione dello standard, dal momento che i veri Tervueren grigi vi ritrovano il loro posto, con la possibilità di valorizzarsi nelle esposizioni, ottenendovi quella qualifica di “Eccellente”, che per un certo periodo era loro stata rifiutata.
Il provvedimento fa sperare in un riassestamento genetico del potenziale della razza, in parte grazie al ben noto fenomeno dell’eterosi (quando si incrociano fra loro due linee non imparentate di una stessa razza, si ottiene, in seguito all’apporto di nuovi geni nei discendenti, una vitalità superiore a quella delle linee di partenza); l’utilizzazione di soggetti grigi in combinazione obbligatoria con soggetti fulvi dovrebbe, in certa misura, rivitalizzare l’insieme. A condizione, tuttavia, di non più esagerare nell’altro senso, sia ricercando il colore grigio prioritariamente, nell’intenzione di distinguersi, sia concedendo, per eccesso di tolleranza, lo stesso statuto dei grigi carbonati a dei soggetti descritti come “sable”, “isabella” o “grigio mastice”, che altro non sono se non dei soggetti eccessivamente slavati, e perciò non desiderabili. Non solo per le ragioni delle preferenze culturali prima evocate, ma, più pragmaticamente, in virtù dell’opzione, ricca di buon senso, di non allontanarsi troppo dalle esigenze della natura.
Infatti, i nostri antenati avevano osservato che, nelle contrade in cui la razza si è sviluppata, gli animali selvatici non sono mai di colore slavato. Quando, a distanza di anni, si constata la gravità delle tare genetiche che affliggono numerose razze create artificialmente, e si fa il paragone con la buona tenuta del Pastore Belga, si comprende tutta la saggezza di questa decisione.
Prima di tornare per un’ultima volta sulla nuova versione dello standard, ricordiamo che, in seguito all’edizione del 1989, un Tervueren grigio non poteva ricevere dei CAC/CACIB, e neppure essere qualificato “Eccellente”. Ciò che corrispondeva a una visione assai ristretta del problema dei colori della razza. Questo principio non era tuttavia applicato da tutti i giudici. In particolare, da certi giudici stranieri, il più delle volte influenzati da personaggi che si arrogavano il diritto di una guerra d’influenza contro la Société Royale Saint-Hubert.
Dal 2001, il colore “grigio” per i Tervueren rientra di nuovo tra i colori normalmente accettati nello standard. Con precauzione, in ogni modo, al fine di favorire al massimo le combinazioni con il fulvo carbonato, la cui preponderanza è un imperativo già dimostrato.
Per non scartare da questo scopo, lo standard 2001 include tra i difetti leggeri il “grigio”, allo stesso titolo delle tinte insufficientemente calde, aggiungendo ancora che “ogni cane il cui mantello sia altro che fulvo carbonato o non risponda all’intensità desiderata non può essere considerato un soggetto d’élite”...
Che cosa significa questa espressione? La maggioranza dei tecnici è concorde nel dire che un soggetto d’élite è un soggetto capace di riportare un CAC o un CACIB. Ciò è perfettamente logico, dal momento che la F.C.I. esige che i vincitori di queste ricompense siano degli elementi di “merito eccezionale”, e non, come vengono definiti comunemente, dei “piccoli eccellenti”, esenti da difetti significativi, ma un po’ mancanti di quel brio che li metterebbe in primo piano nelle mostre.
Ciò significa, nella nuova pratica, che un Tervueren “grigio carbonato” può incontestabilmente ricevere la qualifica di “Eccellente”, cui non aveva più accesso, pur sapendo bene che, a livello di CAC/CACIB, il suo colore rappresenta un serio handicap se il suo mantello non è sufficientemente carbonato e se, per sua sfortuna, un fulvo carbonato di valore equivalente si trova nei paraggi... Per averne la convinzione, bisogna compenetrarsi bene nell’idea che, nei Tervueren, solo i fulvi carbonati e i grigi carbonati sono riconosciuti come tipici. Con priorità per il primo colore menzionato, la logica è rispettata.
Nella nozione globale degli “altro che fulvo carbonato” rientrano egualmente i soggetti di colore grigio, e, in applicazione stretta del testo, queste imperfezioni impedirebbero di accedere al CAC/CACIB, ma non rifiuterebbero né l’eccellente né l’integrazione attiva in un severo programma di selezione. Contraddizione? Non veramente, poiché in questa nozione è sottolineata l’importanza primordiale della carbonatura nel “grigio”. Una carbonatura che li avvicina, in una comunità più stretta, ai fulvi carbonati. Questa sfumatura d’interpretazione è primordiale, non bisognerà mai dimenticarlo.
Per i soggetti il cui colore di base è grigio, il difetto si accentua se mancano di carbonatura, poiché non possiedono più l’intensità voluta. A conclusione di questa interpretazione: per i grigi NON CARBONATI, niente CAC/CACIB! Infine, il colore diventa realmente un difetto grave, e fa retrocedere di una qualifica, se manca talmente di intensità da poter essere descritto come slavato: grigio chiaro, sable, zibellino, isabella ecc., e con tanta più severità se sono assenti i punti di carbonatura.
Con quest’ultima edizione dello standard si chiude per un lungo periodo, speriamo, un’inutile disputa circa il colore dei Tervueren. Essa ha disperso un sacco di energie e ha mantenuto un clima di diffidenza tra le diverse associazioni che si occupano della razza. In definitiva, è l’amatore stesso che è stato perdente.
Il nuovo testo, nella sua vaga precisione, ha il merito di dare soddisfazione a tutte le fazioni, salvaguardando, in primo luogo, le riserve di combinazioni genetiche disperse nei soggetti “grigi” di qualità.
Che cosa domandare di più che questo compromesso?
Una sola cosa: che i Tervueren grigi, discriminati anche dai regolamenti ufficiali della Selezione in Belgio, siano rapidamente rivalutati per mezzo di un emendamento che allinei il testo della Selezione a quello dello Standard.
L’iniziativa e la realizzazione di questo obiettivo urgente appartengono alla Commissione di Allevamento, e ad essa sola. E’ suo dovere agire rapidamente, scrollandosi di dosso l’inerzia in cui è affondata dopo una certa ristrutturazione per lo meno tendenziosa, in seguito alla quale gli autori del presente lavoro, sebbene del tutto devoti alla razza, sono stati ingiustamente esclusi.

Bibliografia:
“A hundred years of History of the Belgian Shepherd Dog”, JM Vanbutsele, Ed. Rue Royale 131/3, 1000 Bruxelles.
“L’historique du Berger Belge”, G. Van Ceulebroeck, edizione dell’autore, 1983.
“Introduction à la Génétique”, M. Echegut, A. Tréville, JC Beauvieux, Ed. Baillière, Parigi 1974.
Diversi bollettini URCBB anni 1991/1996 – “Meditazioni su un tema: un secolo di allevamento del Pastore Belga, e in seguito?” di Abel Renard – Capitoli 7 e 8.

Nelle precedenti edizioni dello standard che si sono succedute nel dopoguerra, e ciò non data dunque da ieri, era esplicitamente precisato che, in un Pastore Belga maschio di 62 cm di taglia al garrese, questa misura doveva andare di pari passo con un’altezza del torace di 31 cm e un vuoto sottosternale anch’esso di 31 cm. In questo rapporto matematico era tecnicamente inteso che il gomito si situasse anch’esso alla stessa altezza della sezione orizzontale dello sterno: ossia a distanza uguale tra la sommità del garrese e il suolo.
Ciò non solo per soddisfare la necessità di un torace “ben disceso”, necessario a un animale di grande resistenza, ma anche perché la collocazione del gomito a questo livello è indispensabile per non rompere l’equilibrio generale di un animale, descritto fondamentalmente come mediolineo.
Non può non ricrescere il fatto che, nella nuova edizione dello standard, sia stato ritenuto opportuno abbandonare la specifica in oggetto, tanto è essenziale, per un Pastore Belga, restare un cane di medio formato e di proporzioni mediolinee, perfettamente ripartite intorno al suo centro morfologico di gravità. Tanto è vero che, al presente, il Pastore Belga è decritto come capace di effettuare dei “cambiamenti di direzione improvvisi e in piena velocità”. Ora, ciò non è possibile se non con un centro di gravità idealmente piazzato, in virtù dell’equilibrio tra il peso di un torace ben disceso e la leggerezza quasi aerea di quel portamento altero della testa e dell’incollatura, apprezzato all’unanimità da tutti gli specialisti, e che tanta distinzione, tanto “chic” dona alla nostra razza.
E’ tuttavia rassicurante notare che, nel capitolo “proporzioni importanti”, non si è omesso di precisare che “il torace è disceso fino al livello dei gomiti”, senza tuttavia specificare la posizione obbligata di questi ultimi: a mezz’altezza. E’ un po’ un peccato, giacché questa precisazione non sarebbe stata superflua, onde evitare divergenze di vedute o di interpretazione.
Un numero assai importante di Pastori Belgi, considerati in rapporto alle proporzioni (62 = 31 + 31), non vi sono perfettamente conformi, ed il più delle volte il vuoto sottosternale assume un’importanza esagerata, conferendo al cane l’aspetto di un animale “alto sugli arti”, che si allontana sempre più dal tipo mediolineo fondamentale. E’ deprimente constatare come, a volte, questi cani alti e dinoccolati possano essere descritti come delle meraviglie di eleganza. Certi autori illuminati hanno parlato di “ipertipo”, volendo con ciò significare come la mancanza di rusticità nuoccia alle funzioni per le quali la razza è stata selezionata, e la loro analisi è piena di verità.
Lo standard è fatto, tra le altre cose, per evitare gli errori di apprezzamento suscettibili di essere alla base di tali deviazioni. Bisogna inoltre che lo standard resti il più immutabile possibile nella descrizione del tipo di riferimento, e, soprattutto, che non venga adattato, automaticamente e alla prima occasione favorevole, alle evoluzioni che sarebbe sensato evitare. In questo ordine di idee, noi abbiamo tuttavia creduto di capire, intervistando i revisori stessi dello standard, che, alla vista di tanti individui mancanti di discesa toracica, i soggetti morfologicamente corretti secondo la “ratio” espressa dalle diverse precedenti edizioni dello standard, darebbero l’impressione di un aspetto di pesantezza esagerata. Questo modo di vedere le cose sarebbe all’origine della decisione di togliere, dalla nuova edizione, le importanti cifre qui già citate a più riprese.
Bisogna nondimeno precisare che un torace leggermente disceso al di sotto dei gomiti, non costituisce poi un difetto così grave. Potrebbe essere piuttosto una qualità, in contropartita al numero considerevole di individui mancanti di torace.
Se la discesa del torace si amplifica ancora, il cane diventa troppo “vicino al suolo” e può effettivamente dare un’impressione di pesantezza, soprattutto se essa si accompagna a un’incollatura tozza o a un costato troppo arrotondato. Ma il fenomeno è troppo raro per dover essere tenuto a bada da altre misure che non siano il buon senso dei giudici, i quali sapranno contenerlo.
Inoltre, si ammetterà anche che i soggetti con un’altezza del torace perfettamente proporzionata alla taglia non sono granché numerosi nella popolazione razziale, e questa constatazione rischia di falsare, agli occhi di molti, l’apprezzamento di ciò che fa parte, d’acchito, della specificità del tipo mediolineo. Si arriva alla conclusione che esiste un pericolo di evoluzione del tipo tradizionale verso una costruzione più sollevata dal suolo, vale a dire più alta sugli arti, tecnicamente descritta come sublongilinea, e che non ha più molti elementi in comune con la silhouette mediolinea tradizionale, sempre largamente auspicabile. A questo proposito, la silhouette schematizzata nella figura 1, è quella di un soggetto attuale altamente premiato in campo nazionale e internazionale. Essa annuncia nettamente la tendenza sospetta alla deformazione delle proporzioni: qui, non si tratta più di un soggetto mediolineo!

 

 

 

FIGURA 1: OCCORRE NOTARE CHE SE IL GOMITO È PIAZZATO PERFETTAMENTE A METÀ DELL’ALTEZZA AL GARRESE, LA PROFONDITÀ DEL TORACE NON RAGGIUNGE CHE IL 45% DELL’ALTEZZA AL GARRESE STESSA. CI SI ALLONTANA DAL MODELLO MEDIOLINEO.

 

 

 

 

A partire dal momento in cui tutti i migliori soggetti presenteranno la stessa silhouette, si potrà dire che la razza abbia subito gli effetti di una deriva genetica. Allora sarà troppo tardi e ci si domanderà se fosse proprio quello lo scopo ricercato da coloro che “pilotano” la gestione della razza. Noi risponderemo negativamente , ma il risultato sarà là, poiché gli errori o le omissioni finiscono sempre per pagare un prezzo! E’ la ragione per la quale noi tanto insistiamo sull’importanza di questa doppia esigenza: un torace disceso fino al livello dei gomiti, equidistanti dal suolo e dalla sommità del garrese. Queste proporzioni sono primordiali, poiché il Pastore Belga è al tempo stesso galoppatore e trottatore, come giudiziosamente stipula lo standard attuale del paragrafo “andature”, di cui bisogna ammirare la precisione e la chiarezza. Ora, per essere adatto a questa polivalenza, il cane dev’essere di proporzioni mediolinee e di costruzione quadrata.
Per coloro che ancora ne dubitassero, preciseremo che la tendenza al galoppo deforma la costruzione verso l’alto, ciò che la accorcia nel senso della lunghezza, mentre la propensione al trotto allunga la linea superiore, come nel caso del Pastore Tedesco, descritto dagli specialisti come il cane trottatore per eccellenza. Per non mescolare i ruoli dei due cani, troppo speso confusi dagli ignoranti, lasciamo dunque accuratamente il Pastore Belga nelle proporzioni che sono state le sue fino ad oggi: esse sono perfettamente adatte alle sue attitudini e al suo ambiente.Per quanto riguarda poi l’angolo scapolo-omerale, tutti sanno che esso, a causa della sua eccessiva apertura, pone sovente dei problemi nel Pastore Belga. Al fine di rimediare a questa piccola debolezza, che sfavorisce il movimento ottimale, lo standard attuale precisa che questo angolo, idealmente, deve misurare da 110 a 115°.
Sull’immagine di un Malinois leggendario degli anni ‘970, il celebre Ch. Qu’Rack du Bois d’Emblise, che corrisponde con ogni evidenza a un modello di riferimento, noi abbiamo accuratamente misurato l’apertura di questo angolo e abbiamo trovato 96° (figura 2), ciò che, allontanandosi sensibilmente dalle nuove prescrizioni dello standard, lascerà il lettore un po’ perplesso. Ma bisogna ancora intendersi sui punti di riferimento anatomici che servono per questo problema di geometria.

 

 

 

 

FIGURA 2 : MISURA DELL’ANGOLO SCAPOLO-OMERALE IN UN SOGGETTO ESTREMAMENTE FAMOSO E SOVENTE CITATO COME RIFERIMENTO: 96°.

 

 

 

 

 

E’ prima di tutto indispensabile notare che la scapola, che ha la forma di un triangolo piuttosto isoscele al vertice inferiore, il cui angolo misura circa 25°, è pressappoco separata in due aree uguali da una protuberanza chiamata acromion.
E’ logico che le misurazioni vengano effettuate, in alto, al livello di questa protuberanza, che corrisponde al centro della scapola, e, in basso, a livello della destra, che costituisce l’asse centrale dell’omero. Questo è stato il metodo utilizzato per calcolare i 96° prima citati.
Questione di punti di vista, tuttavia: se si considera che sia lo spigolo superiore della scapola a dover servire da parametro di misura, occorrerà aggiungere circa 12° ai 96° già determinati, ciò che ci avvicina sensibilmente ai 110° citati dallo standard, ma senza avere avuto risposta alla questione: come va presa la misura per non falsare i riferimenti di valutazione?
Si constaterà, all’attento esame della figura 3, che un’angolazione di 110° calcolata a partire da centro della scapola, supponendo che l’inclinazione di questa rimanga costante, ha come effetto, accentuando la verticalità dell’omero, di piazzare svantaggiosamente il gomito verso una posizione troppo bassa e avanzata.

 

 

 

 

FIGURA 3: DETERMINAZIONE DELL’ANGOLO SACPOLO-OMERALE DI 110° SU UN DISEGNO DELLO STESSO SOGGETTO DELLA FIGURA 2, CON INCIDENZA SULLA POSIZIONE DEL GOMITO.

 

 


 

 

 

 

Si capisce allora che il risultato di una mancanza di coerenza di opinioni circa l’angolo scapolo-omerale rappresenterebbe un’accentuazione progressiva di una già diffusa debolezza della razza, generalmente più marcata nel Malinois che nelle altre varietà, e, inoltre, sovente associata a una certa mancanza di torace. E’ dunque un imperativo categorico quello di occuparsi seriamente del problema dell’angolazione anteriore, per precisare al più presto come convenga procedere per valutarla, in rapporto a dei punti di riferimento costanti. Inoltre,sarebbe opportuno considerare i 110/115° citati, quale che sia la base di calcolo utilizzata, non già come un’angolazione ideale, ma come un’apertura massima. In difetto di che, si rischia di sprofondare direttamente verso ciò che si voleva evitare. Sarebbe un vero peccato, dopo un lavoro così completo di aggiornamento di uno standard chiamato a servire come direttiva per almeno un decennio, ma anche di più.